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La febbre
Alessandro D'Alatri è riuscito finalmente a fare il film che sognava da anni. Un film in cui si parlasse di come l'Italia sia ricca di risorse umane (nel senso positivo del termine) che vengono sistematicamente impoverite da una mentalità collettiva (che trova la sua espressione operativa in ambito politico) che vuole appiattire tutto. Il liberismo tanto sbandierato non si traduce in verà libertà creativa ma diventa, ancora una volta, una foglia di fico per 'do ut des' poco onorevoli. D'Alatri non indica colpevoli (non gli interessa il film-pamhlet) denuncia piuttosto una situazione endemica che lui stesso ha dovuto subire nella sua carriera di regista. Lo fa con la complicità di un gruppo di attori tutti 'nella parte'. Tra loro emergono un sempre più versatile Fabio Volo e Valeria Solarino che da speranza (Fame chimica) a promessa (Che ne sarà di noi) è ormai una certezza del nostro cinema. Benvenuta. Fontes: |